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Visitare il cimitero di Pomuch

Visitare il cimitero di Pomuch

Visitare il cimitero di Pomuch significa entrare in contatto con un’antica tradizione che ancora oggi sorprende per la sua forza e il suo significato: la riesumazione e la pulizia delle ossa dei defunti.

È una pratica dalle origini antichissime, profondamente legata alla concezione del mondo dei Maya precolombiani. Per queste popolazioni, la morte non rappresentava la fine dell’esistenza, ma l’inizio di un viaggio verso Xibalbá, l’inframondo, e una nuova forma di continuità con il mondo dei vivi.

Conservare, pulire e prendersi cura dei resti dei propri cari permetteva di mantenere vivo il legame con gli antenati, considerati protettori della famiglia e intermediari con il mondo divino.

Il sincretismo della sepoltura

Prima dell’arrivo degli spagnoli, le ossa dei defunti venivano conservate sotto il pavimento delle abitazioni, mantenendo così un legame fisico e simbolico tra i vivi e i propri antenati.

Con l’introduzione dei cimiteri cattolici, questa antica pratica si spostò all’interno dei luoghi di sepoltura cristiani, dando origine a una singolare forma di sincretismo tra le tradizioni maya e la religione cattolica.

Proprio l’incontro tra queste due culture, favorito anche dall’isolamento del piccolo villaggio di Pomuch, ha contribuito alla sopravvivenza della tradizione. Gli abitanti accettarono infatti di seppellire i propri defunti nei cimiteri consacrati, continuando però a onorarli secondo le antiche usanze maya.

È così che, ancora oggi, nel cimitero di Pomuch convivono due diverse concezioni della morte: quella cristiana, che affida i defunti alla terra consacrata, e quella maya, che mantiene vivo il rapporto con gli antenati attraverso la cura e la conservazione dei loro resti.

interno del cimitero di Pomuch

Il rituale della pulizia delle ossa

Il rituale della pulizia delle ossa inizia almeno tre anni dopo la morte del proprio caro, quando il naturale processo di decomposizione dovrebbe essersi concluso. Se, trascorsi tre anni, il corpo non è ancora completamente ridotto a scheletro, la tomba viene richiusa e si attende un altro anno prima di procedere.

In lingua maya il rituale è chiamato Ch’oo Ba’ak: Ch’oo significa “pulire”, mentre Ba’ak indica l’osso o lo scheletro.

Anche la scelta del periodo in cui si svolge questa pratica rappresenta un ulteriore elemento di sincretismo tra tradizione maya e religione cattolica. La pulizia delle ossa avviene infatti in prossimità dell’1 e 2 novembre, giorni in cui la Chiesa celebra rispettivamente Ognissanti e la Commemorazione dei Defunti.

Secondo la tradizione locale, in questi giorni l’anima del defunto torna a far visita ai propri cari. La pulizia delle ossa diventa quindi un vero e proprio rito di preparazione all’accoglienza: il defunto deve essere presentato nel modo più rispettoso possibile alla sua famiglia.

Le ossa, dopo essere state pulite, vengono avvolte ogni anno in un nuovo telo, chiamato cayem, termine maya che significa proprio “vestito nuovo”. Il tessuto di cotone, o lino bianco, viene tagliato e cucito appositamente per rivestire l’ossario.

La scelta dei motivi decorativi non è casuale. Vengono privilegiati simboli associati ad aspetti positivi della vita, come fiori, angeli e croci. Questi ultimi rappresentano ancora una volta l’incontro tra la cultura maya e quella cristiana.

Sul bordo anteriore del telo viene ricamato il nome completo del defunto, spesso accompagnato dalla data di nascita, da quella di morte e da una dedica affettuosa. Un modo semplice ma profondamente simbolico per restituire al defunto la propria identità e ricordare il legame che continua a esistere con i vivi.

Il rituale si ripete ogni anno. Il vecchio cayem non viene semplicemente gettato via: in molti casi viene bruciato seguendo un rituale specifico, chiudendo così un altro ciclo di cura e memoria.

A Pomuch, la pulizia delle ossa non è quindi un gesto macabro, ma una forma di cura, rispetto e amore verso i propri defunti. 

L'ossario

Cosa si vede all’interno del Cimitero di Pomuch

La visita al cimitero di Pomuch è un’esperienza completamente diversa da quella a cui siamo abituati nei cimiteri occidentali. Qui la morte si manifesta in modo sorprendentemente vivace e colorato, dando vita a un vero e proprio mosaico di colori, forme e simboli.

Si cammina tra lunghe file di tombe e nicchie in muratura, dipinte con tonalità accese come azzurro, rosa, giallo, verde e bianco. A differenza dei nostri cimiteri, le nicchie non sono chiuse da pesanti lastre di marmo, ma rimangono aperte, lasciando visibili le cassette in legno che custodiscono le ossa dei defunti.

interno del cimitero di Pomuch

Dalle cassette sporgono i teli bianchi ricamati che avvolgono amorevolmente i resti. Tra le pieghe del tessuto è possibile intravedere le ossa, una presenza che qui non viene nascosta, ma fa parte di un rituale di cura e memoria.

Il teschio viene sempre sistemato nella parte superiore, secondo la credenza locale, affinché il defunto possa simbolicamente vedere i familiari che vengono a fargli visita.

L'ossario

Per concludere

Visitare il cimitero di Pomuch significa confrontarsi con una concezione della morte molto diversa dalla nostra, in cui il rapporto con i defunti non si interrompe con la sepoltura, ma continua attraverso gesti concreti di cura, memoria e affetto.

La capacità di questa tradizione di attraversare i secoli e arrivare fino ai giorni nostri è uno degli elementi che rendono la visita così affascinante.

Ciò che rimane, alla fine della visita, è un profondo senso di stupore e rispetto, insieme a una riflessione sul significato della morte e sul modo in cui culture diverse affrontano il rapporto con chi non c’è più.

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