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Cosa vedere a Città del Messico

Cosa vedere a Città del Messico

Città del Messico è il punto di partenza della maggior parte dei viaggi in questo grande Paese del Centro America. Qualunque sia la destinazione principale dell’itinerario, vale la pena dedicare qualche giorno alla capitale messicana, una metropoli che racchiude le tracce di una storia secolare e le molteplici anime di questo immenso Paese. In questo articolo ti racconto cosa vedere a Città del Messico e quali sono le sue principali attrazioni.

La mia permanenza è stata di due giorni, una scelta che rifarei senza esitazione. Il tempo trascorso nella capitale mi ha permesso di cogliere la complessità della storia messicana e di comprendere meglio il ricco intreccio di culture che ne costituisce l’anima.

Pur avendo visitato solo una piccola parte di questa metropoli da 23 milioni di abitanti, sono riuscito a scoprire anche piccole oasi di intimità nel cuore di un contesto vivace e caotico. La gentilezza degli abitanti di Città del Messico, inoltre, contribuisce a far sentire il viaggiatore ben accolto e al sicuro.

Mappa delle attrazioni

Plaza de la Constitución

Plaza de la Constitución, conosciuta anche come Zócalo, è il cuore pulsante di Città del Messico e una delle piazze più grandi al mondo. Consiglio di iniziare la visita della città proprio da qui, perché questo luogo racchiude in sé molte delle diverse anime del Messico, intrecciando storia e vita contemporanea.

Qui si incontrano, infatti, le radici azteche, il passato coloniale e la vita politica della moderna capitale messicana.

Il nome della piazza non fa riferimento alla Costituzione messicana, bensì alla Costituzione di Cadice del 1812, che ebbe importanti ripercussioni sulle colonie spagnole, tra cui il Messico. Il documento introdusse infatti il principio dell’uguaglianza giuridica tra i cittadini dei territori spagnoli, superando in parte le distinzioni tra europei e abitanti delle colonie.

Plaza de la Constitución
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Catedral Metropolitana

La Catedral Metropolitana di Città del Messico, ufficialmente Catedral Metropolitana de la Asunción de la Santísima Virgen María a los Cielos, domina il lato nord di Plaza de la Constitución. La sua costruzione iniziò nel 1573 e fu completata solo nel 1813, utilizzando anche le pietre provenienti dai templi aztechi distrutti dai conquistadores spagnoli.

È la chiesa più importante del continente americano e i suoi 240 anni di costruzione ne hanno fatto un autentico compendio di stili architettonici. Si passa dal Gotico, visibile nelle fondamenta e nelle volte, al Barocco delle facciate e dell’altare, fino al Neoclassico delle cupole e delle torri campanarie.

La cattedrale sorge su un terreno instabile, quello che un tempo era il lago di Texcoco, successivamente prosciugato. Il peso dell’edificio ha quindi provocato nel tempo un progressivo sprofondamento della struttura. Negli anni ’90 un importante intervento di ingegneria ha permesso di stabilizzarla, anche se la pendenza è ancora chiaramente visibile e si percepisce camminando al suo interno. I pavimenti sono inclinati e, osservando con attenzione, si nota come alcune colonne non siano perfettamente verticali.

Durante la visita si possono inoltre notare alcune lastre di vetro inserite nel pavimento, attraverso le quali è possibile osservare i muri in pietra e i gradini appartenenti alle antiche strutture azteche. Sono testimonianze del passato precolombiano della città, che qui si trova letteralmente sotto i piedi dei visitatori e costituisce parte delle fondamenta dell’attuale cattedrale.

Catedral Metropolitana

Il Templo Mayor

A pochi passi a est della Cattedrale si trovano i resti del Templo Mayor, il principale centro religioso di Tenochtitlán, il nome dell’antica Città del Messico, e il luogo che gli Aztechi consideravano il centro dell’universo, dove il mondo terreno entrava in comunicazione con quello divino.

Prima dell’arrivo degli spagnoli, il Templo Mayor era una monumentale piramide a gradoni che raggiungeva un’altezza di circa 45 metri e dominava il cuore della città.

Ogni volta che un nuovo sovrano saliva al trono, il Templo Mayor veniva ampliato per celebrare la potenza del suo regno e rendere omaggio agli dèi. Anziché demolire la struttura precedente, gli Aztechi la inglobavano nella nuova costruzione: lo spazio sacro veniva sigillato e, sopra questo enorme nucleo, veniva edificata una nuova struttura esterna, dotata di nuove scalinate e decorazioni.

Gli archeologi hanno identificato ben sette principali fasi di ampliamento del tempio, testimonianza della sua continua evoluzione nel corso dei secoli. Oggi, purtroppo, della maestosa piramide rimangono soltanto la parte inferiore e le fondamenta: meno del 15% della struttura originale è sopravvissuto alla distruzione di Tenochtitlán.

Il Templo Mayor

Palazzo delle Belle Arti

A circa 15 minuti a piedi dallo Zócalo si trova il Palazzo delle Belle Arti, uno dei monumenti architettonici più iconici e spettacolari di Città del Messico. Rivestito in marmo di Carrara, l’edificio racconta la complessa transizione del Paese tra la dittatura di Porfirio Díaz e la nascita del Messico moderno.

La facciata, caratterizzata dallo stile Art Nouveau, riflette gli ideali del presidente-dittatore, che aspirava a proiettare il Messico verso l’Europa, prendendone a modello l’architettura, la cultura e lo stile di vita, a discapito della propria eredità indigena.

La Rivoluzione messicana interruppe i lavori e, quando la costruzione riprese, il progetto assunse un significato completamente diverso. Il palazzo venne trasformato in un vero e proprio tempio pubblico della cultura messicana, destinato a celebrare l’identità del Paese e a raccontarne la storia, le lotte sociali e operaie e l’orgoglio del popolo messicano.

Palazzo delle Belle Arti
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Torre Latinoamericana

Proprio di fronte al Palazzo delle Belle Arti si trova la Torre Latinoamericana, uno dei simboli dello skyline di Città del Messico. È considerata uno dei primi grandi grattacieli progettati per resistere ai terremoti su un terreno particolarmente instabile, come quello della capitale messicana.

Dal suo 44° piano si apre una spettacolare vista panoramica sulla città, che permette di cogliere dall’alto l’immensa estensione di Città del Messico e la sua sorprendente densità urbana.

Torre Latinoamericana
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Ángel de la Independencia

L’Ángel de la Independencia è uno dei simboli più riconoscibili di Città del Messico e celebra l’indipendenza del Messico dalla Spagna. Sulla sommità di una colonna alta 36 metri svetta una statua dorata della Vittoria Alata, comunemente chiamata “l’Angelo”. Nella mano destra tiene una corona di alloro, simbolo di vittoria, mentre nella sinistra stringe una catena spezzata, simbolo della fine del dominio spagnolo.

Ángel de la Independencia
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Bosque de Chapultepec

Proseguendo lungo il Paseo de la Reforma si arriva al Bosque de Chapultepec, il grande polmone verde di Città del Messico. Il parco è suddiviso in quattro sezioni, anche se le principali attrazioni turistiche si concentrano nella prima.

Tra queste c’è il Giardino Botanico, che ospita una ricca varietà di vegetazione, con numerose specie tropicali e suggestive fioriture. A breve distanza, sulla cima della collina, sorge il Castello di Chapultepec, uno dei luoghi più affascinanti e ricchi di storia della capitale.

L’edificio che vediamo oggi conserva in gran parte l’aspetto voluto da Massimiliano d’Asburgo, che fece ristrutturare il castello e vi visse con la moglie Carlotta tra il 1864 e il 1867, durante il suo breve regno in Messico.

La sua importanza storica e architettonica risiede anche nella sua unicità: è infatti uno dei pochi castelli di origine europea presenti nel continente americano e può essere considerato un vero e proprio “frammento d’Europa” trapiantato nel cuore delle Americhe.

Bosque de Chapultepec

Altar a la Patria

Ai piedi del Castello di Chapultepec si trova l’Altar a la Patria, un monumento composto da sei alte colonne bianche disposte a semicerchio e sormontate da un’aquila in bronzo. Al centro del complesso arde una fiamma eterna, simbolo del ricordo.

Il monumento è dedicato ai Niños Héroes, i sei giovani cadetti che nel 1847, durante l’assedio statunitense al Castello di Chapultepec, si rifiutarono di ritirarsi e continuarono a combattere fino alla morte. La loro storia è diventata uno dei simboli più celebri dell’eroismo e del sacrificio nella memoria nazionale.

Altar a la Patria

Danza de los Voladores

Nel Bosque de Chapultepec si può assistere gratuitamente alla Danza de los Voladores, un antico rituale preispanico legato alla fertilità, alla pioggia e al ringraziamento per i raccolti.

Cinque uomini, vestiti con colorati costumi tradizionali, salgono su un palo di legno alto circa 30 metri. Il Caporale, leader del gruppo, rimane in piedi sulla piccolissima piattaforma girevole in cima al palo e accompagna il rituale suonando un piccolo flauto di canna e un tamburello. Mentre gira su se stesso, si inclina simbolicamente verso i quattro punti cardinali.

Gli altri quattro ballerini, i Voladores, si legano una corda intorno alla vita e si lanciano nel vuoto a testa in giù, con le braccia spalancate. La fune si srotola lentamente, facendo compiere loro ampi cerchi intorno al palo mentre scendono verso il suolo.

I quattro Voladores rappresentano i quattro punti cardinali e ciascuno compie 13 giri, per un totale di 52. Questo numero aveva un forte valore simbolico per diverse civiltà mesoamericane: secondo la tradizione, 52 anni costituivano un ciclo del calendario mesoamericano, al termine del quale il mondo si rinnovava.

Danza de los Voladores

Museo Nazionale di Antropologia

Sempre all’interno del Bosque de Chapultepec, il Museo Nazionale di Antropologia è la principale istituzione dedicata alla storia e all’eredità preispanica del Messico. Con le sue 22 sale espositive, è un museo nel quale ci si potrebbe perdere per un’intera giornata.

Vale la pena soffermarsi nel grande cortile centrale, dove si trova El Paraguas, una monumentale tettoia sospesa sorretta da un unico pilastro centrale in cemento, decorato con rilievi in bronzo. Dalla struttura scende una cascata d’acqua artificiale che, con il suo movimento verticale, simboleggia l’unione tra cielo e terra.

El Paraguas

La Sala Azteca è probabilmente la più famosa del museo. Qui è custodita la Pietra del Sole, conosciuta anche come Calendario Azteco: un immenso monolite ricoperto di bassorilievi che rappresentano la complessa cosmogonia azteca e le diverse ere del mondo.

Pietra del Sole nella sala Azteca

La presenza di reperti provenienti da siti Maya distribuiti in diverse regioni del Messico rende la visita al museo una tappa introduttiva fondamentale per chi ha in programma di esplorare le rovine precolombiane dello Yucatán nei giorni successivi. Visitare queste sale permette infatti di avvicinarsi alla complessa filosofia, alla scrittura e alla cosmologia delle civiltà che si incontreranno durante il viaggio, dando un contesto più profondo alle rovine e alle città antiche.

Reperti Maya nel Museo Nazionale di Antropologia

Casa Museo Frida Kahlo

Allontanandosi dal centro cittadino e raggiungendo il quartiere di Coyoacán, nella zona meridionale di Città del Messico, è possibile visitare la Casa Museo di Frida Kahlo, conosciuta anche come Casa Azul per le sue inconfondibili pareti color blu cobalto. È il luogo in cui la celebre artista messicana nacque, visse gran parte della sua vita e morì.

Casa Museo Frida Kahlo

Camminando tra questi spazi si ha la sensazione di avvicinarsi alla vita privata di Frida Kahlo e di percepire, attraverso gli oggetti che la circondavano ogni giorno, il dolore, la passione e l’energia che hanno segnato la sua vita e la sua arte.

Le stanze sono rimaste in gran parte intatte dopo la sua scomparsa e permettono di entrare in contatto con la dimensione più intima dell’artista. Lo studio conserva ancora gli strumenti di pittura, disposti davanti alle ampie vetrate affacciate sul giardino. Nella camera da letto si trova il celebre letto a baldacchino con uno specchio sul soffitto, mentre la cucina è decorata con lucide piastrelle gialle e blu, pentole di terracotta e altri elementi della tradizione messicana.

Casa Museo Frida Kahlo

Mercado de Coyoacán 

Nel quartiere di Coyoacán, dove Frida Kahlo visse gran parte della sua vita, è possibile entrare in contatto con la dimensione più quotidiana di Città del Messico visitando il Mercado de Coyoacán.

Tra le principali specialità da provare ci sono le tostadas, croccanti tortillas di mais fritte e condite con ingredienti di ogni tipo. Vale poi la pena perdersi tra i banchi del mercato, tra l’artigianato locale, la frutta esotica e le numerose varietà di verdura.

Il Mercado de Coyoacán è un luogo vivace e autentico, che continua a vivere soprattutto per soddisfare le esigenze quotidiane degli abitanti del quartiere. Nonostante sia frequentato anche dai visitatori, conserva ancora un’atmosfera genuina e poco costruita per il turismo.

Mercado de Coyoacán

Basílica de Guadalupe

Nella zona nord di Città del Messico, la Basilica di Guadalupe è una tappa imperdibile. È uno dei santuari cattolici più visitati al mondo, secondo soltanto alla Basilica di San Pietro in Vaticano.

La storia del santuario è legata alle apparizioni della Virgen Morenita, la Madonna dalla pelle scura, all’indigeno Juan Diego nel dicembre del 1531. Secondo la tradizione, la Vergine gli parlò in nahuatl, la lingua degli Aztechi: un evento che, nel corso dei secoli, avrebbe contribuito profondamente alla nascita dell’identità messicana moderna.

All’epoca, l’Impero azteco era stato da poco sconfitto dagli spagnoli e gran parte della popolazione indigena guardava con diffidenza alla religione dei conquistatori. La Vergine di Guadalupe, attraverso simboli e riferimenti comprensibili alla cultura indigena, si pose idealmente come un ponte tra due mondi. Per molti indigeni, la sua figura rappresentò la possibilità di riconoscersi nella nuova cultura senza sentirsi completamente esclusi dalla propria identità.

Per questa ragione, l’importanza della Basilica di Guadalupe va ben oltre i confini del cattolicesimo ed è riconosciuta anche da molti non credenti e appartenenti ad altre fedi. In Messico circola infatti un celebre detto: “Non tutti i messicani sono cattolici, ma tutti i messicani sono guadalupani”. La Vergine di Guadalupe è diventata un potente simbolo dell’identità nazionale, nel quale si intrecciano la tradizione precolombiana e la fede cristiana.

L’attuale basilica è stata inaugurata nel 1976. In precedenza, nello stesso complesso sorgevano altre chiese, ma la necessità di accogliere un numero sempre maggiore di pellegrini e di conservare in sicurezza la tilma — il tradizionale mantello di Juan Diego sul quale, secondo la tradizione, apparve l’immagine della Vergine — portò alla costruzione di un nuovo edificio dalla caratteristica pianta circolare. La sua struttura moderna è inoltre progettata per resistere alle difficili condizioni del terreno e ai terremoti.

Basílica de Guadalupe

Per concludere

Città del Messico è una destinazione complessa, immensa e impossibile da comprendere fino in fondo in pochi giorni. Eppure, anche una breve permanenza permette di cogliere i tanti contrasti che ne definiscono l’identità: il passato azteco che riaffiora sotto gli edifici coloniali, l’eredità europea accanto alle profonde radici indigene e la vita frenetica di una delle metropoli più grandi del mondo.

Ogni luogo racconta una parte diversa della storia del Messico e contribuisce a rendere la capitale una tappa fondamentale per comprendere il Paese prima di proseguire il viaggio verso le altre destinazioni.

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