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Cosa vedere nelle isole Lofoten del sud

Cosa vedere nelle isole Lofoten del sud

Cosa vedere nelle isole Lofoten del sud: una delle zone più spettacolari della Norvegia, tra villaggi di pescatori, montagne imponenti e fiordi cristallini.

Percorrendo la E10, la strada che collega 5 delle maggiori isole dell’arcipelago delle Lofoten, visitiamo le attrazioni presenti a Flakstadøya e Moskenesøya, fino ad arrivare ad Å, dove la strada si interrompe bruscamente.

Mappa delle attrazioni

La strada E10

La E10 è di per sé un’attrazione. Conosciuta come “la strada panoramica delle Lofoten”, è un susseguirsi di ponti a dorso d’asino e tunnel sottomarini che regalano viste spettacolari. Inaugurata nel 2007, ha rivoluzionato i collegamenti tra le isole: oggi è possibile spostarsi via terra là dove, un tempo, erano necessari diversi traghetti.

La strada E10

Chiesa di Flakstad

Sull’isola di Flakstadøya visitiamo la Chiesa di Flakstad, costruita nel 1780 per sostituire una precedente chiesa medievale distrutta da una tempesta. Per secoli è stata il centro spirituale dei pescatori e degli abitanti della zona. Fu edificata con legno proveniente dalla Russia, ottenuto in cambio di pesce, e l’influenza russa è ancora visibile nella sua struttura, in particolare nella caratteristica cupola a cipolla del campanile. Il rosso acceso delle pareti crea un contrasto sorprendente con il paesaggio circostante, spiccando contro il grigio scuro delle montagne. La sua bellezza è soprattutto fotografica: sembra emergere dal nulla, solitaria, in un territorio quasi deserto.

Chiesa di Flakstad

Spiaggia di Ramberg

Sempre sull’isola di Flakstadøya, facciamo tappa in quella che viene soprannominata la “Caraibi dell’Artico”: la Spiaggia di Ramberg. Incorniciata da montagne imponenti che si gettano a picco sul mare, deve il suo nome al bianco abbagliante della sabbia, che regala alle acque riflessi turchesi. Nei mesi invernali, la battigia bagnata crea veri e propri specchi, rendendo il paesaggio ancora più suggestivo. Particolare anche la sua forma a semicerchio, che sembra abbracciare il mare.

Spiaggia di Ramberg

Hamnøy

Più a sud, nell’isola di Moskenesøya, il villaggio di pescatori di Hamnøy è, giustamente, uno dei posti più fotografati delle Lofoten. Il punto migliore per ammirarlo è su uno dei ponti della E10, dal quale emerge forte il drammatico contrasto cromatico tra il rosso dei rorbu, le casette dei pescatori, il grigio delle pareti rocciose bagnate e l’arancione della vegetazione. 

Le palafitte costruite direttamente sulla roccia, che creano scorci pittoreschi, non nascono da una scelta estetica, ma da precise esigenze del passato. A Hamnøy, infatti, questo era l’unico spazio disponibile tra la montagna e il mare. Edificare a ridosso dell’acqua permetteva inoltre ai pescatori di scaricare il merluzzo direttamente dalle barche, facilitando il loro lavoro. 

Hamnøy

Å

Å, conosciuto come il comune con il nome più corto del mondo, si trova all’estremità dell’isola di Moskenesøya, là dove la E10 termina il suo percorso. Il villaggio conserva ancora oggi l’impianto tipico di un borgo di pescatori del XIX secolo e ospita il Norwegian Fishing Village Museum, un museo all’aperto che racconta la vita dei pescatori tra Ottocento e Novecento. Tra gli edifici più significativi si trovano la rimessa per le barche, la storica panetteria aperta nel 1844 e l’antica fabbrica di olio di fegato di merluzzo.

rimessa per le barche ad Å

Il villaggio è circondato da un paesaggio in cui le montagne si tuffano direttamente nell’oceano. Nel mese di novembre, durante la nostra visita, regna un’atmosfera di profonda tranquillità che restituisce al luogo una bellezza primordiale. Le pareti rosse delle casette dei pescatori sembrano punti di luce che contrastano con il blu profondo del crepuscolo. È l’inverno artico!

Å

Per concludere

Villaggi di pescatori e spiagge bianchissime hanno catturato la nostra attenzione durante l’attraversata delle isole Lofoten. Paesaggi magici in cui la mano dell’uomo si è inserita con delicatezza, senza trasformare l’ambiente, ma limitandosi ad aggiungere solo ciò che era necessario alla propria sopravvivenza.

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