Visitare Auschwitz

Visitare Auschwitz significa confrontarsi con l’odio, la disumanizzazione e l’indifferenza che l’essere umano è in grado di generare in maniera immotivata. Ed è proprio per questo che è un’esperienza da fare, per aiutarci a sviluppare la nostra individualità e il nostro pensiero individuale, senza farci trascinare da sentimenti collettivi. Auschwitz è il risultato estremo dell’annullamento del pensiero critico. Ed è per lo stesso motivo che dedico un post ad un luogo che nessuno avrebbe mai voluto esistesse.
Il Memoriale e Museo di Auschwitz-Birkenau si trova nella cittadina di Oświęcim, a circa 70 chilometri da Cracovia. L’ingresso al museo è gratuito, ma è consigliabile avvalersi di una guida, che può aiutare a comprendere spazi che altrimenti potrebbero sembrare vuoti e a conoscere le storie individuali legate a questa macchina dello sterminio. La prenotazione è in ogni caso obbligatoria tramite il canale ufficiale del museo.
Essere preparati alla visita ne facilita l’impatto emotivo. La lettura di Se questo è un uomo di Primo Levi, così come la visione di Schindler’s List, sono senz’altro strumenti utili.
Il complesso di Auschwitz era composto da tre campi di concentramento principali e da una cinquantina di sottocampi sparsi nella regione. La visita si concentra su Auschwitz I, il campo base, e Auschwitz II – Birkenau, il campo dello sterminio di massa.
Ingresso ad Auschwitz I
Auschwitz I, prima di diventare un campo di concentramento, era un complesso di caserme dell’esercito polacco. I tedeschi lo scelsero per la presenza di edifici già pronti e per la posizione geografica, vicina a importanti nodi ferroviari europei e a diverse risorse naturali utili all’industria bellica nazista.
Si arriva al cancello, dove la scritta “Arbeit macht frei” (“Il lavoro rende liberi”) richiama il grande inganno nazista, che illudeva i prigionieri facendo loro credere che, lavorando duramente, avrebbero potuto ottenere la libertà.

Blocco 4: i contenitori di Zyklon B
Dopo alcuni blocchi introduttivi, in cui la guida illustra la struttura e l’organizzazione del campo, si giunge al Blocco 4, il primo dedicato agli orrori dello sterminio. L’edificio raccoglie prove dirette della distruzione sistematica di esseri umani: sono esposti i contenitori vuoti di Zyklon B, il gas utilizzato nelle camere a gas. In un lungo corridoio, dietro una vetrata, si trovano circa due tonnellate di capelli appartenuti alle vittime, rasati prima della cremazione. Quei capelli venivano poi venduti all’industria tessile tedesca per la produzione di materiali come l’imbottitura dei materassi.

Blocco 5: le Prove del Crimine
Arrivando al Blocco 5, si entra in un’altra dimensione del dolore: le Prove del Crimine.
Qui sono conservati gli oggetti personali sottratti ai deportati: una stanza è piena di migliaia di scarpe, un’altra di valigie, alcune con i nomi ancora leggibili.
Ci sono anche pentole, ciotole, indumenti, montature di occhiali e protesi. Questi oggetti venivano inviati in Germania per essere rivenduti o distribuiti alla popolazione.

Blocco 6: Vita del Prigioniero
Il Blocco 6 è dedicato alla distruzione psicologica dei prigionieri. Il percorso mostra la Vita del Prigioniero, le fasi attraverso cui le persone venivano progressivamente private della propria identità.
All’arrivo, i deportati subivano il taglio dei capelli, la perdita dei vestiti civili e di tutti gli oggetti personali. Venivano poi assegnate le divise del campo e identificati con un numero, tatuato sul corpo.
Questo processo segnava il passaggio da individuo a prigioniero, riducendo ogni persona a una semplice registrazione all’interno del sistema del campo.

Blocco 7: Condizioni Igienico-Abitative
Nel Blocco 7 viene comunemente identificato come Condizioni Igienico-Abitative. Sono visibili i dormitori, un ulteriore spazio di disumanizzazione. I letti a castello, disposti su tre livelli, erano organizzati in ripiani di circa un metro, dove due o tre persone erano costrette a dormire insieme.
Sono presenti anche le stanze dei Kapo, prigionieri incaricati della sorveglianza interna, che disponevano invece di letti singoli e lenzuola.
Queste differenze nelle condizioni di vita facevano parte del sistema del campo e venivano utilizzate per creare divisioni e tensioni tra i prigionieri.

Blocco 11: Il Blocco della Morte
Il Blocco 11 è noto come il Blocco della Morte. Gestito dalla Gestapo, la polizia politica del regime nazista, era destinato ai prigionieri politici e a coloro che venivano accusati di aver violato le regole del campo.
Qui si svolgevano processi sommari. In caso di condanna a morte, i prigionieri venivano fucilati nel vicino Muro della Morte. Chi invece era ritenuto colpevole di infrazioni veniva rinchiuso nei sotterranei, dove si trovavano diverse tipologie di celle punitive.
Nelle celle della fame venivano rinchiusi prigionieri scelti come punizione collettiva, ad esempio in seguito a un tentativo di fuga: venivano lasciati morire senza cibo né acqua.
Nelle celle oscure finivano coloro che avevano commesso infrazioni come il furto di cibo; erano spazi privi di luce e aria, spesso sovraffollati.
Infine, nelle celle in piedi i prigionieri erano costretti a trascorrere la notte in uno spazio estremamente ridotto, senza possibilità di sdraiarsi, per poi essere mandati nuovamente al lavoro il giorno successivo.

Muro della Morte
Il Muro della Morte, situato tra i blocchi 10 e 11, era il luogo delle fucilazioni. Quello visibile oggi è una ricostruzione, poiché l’originale fu smantellato dai nazisti nel 1944 nel tentativo di cancellare le prove dei crimini commessi.
Oggi rappresenta uno spazio di raccoglimento, dove i visitatori lasciano fiori e candele in memoria delle vittime.

Piazza dell’Impiccagione
Nella Piazza dell’Impiccagione era presente anche una grande struttura in legno, progettata per eseguire condanne capitali su più persone contemporaneamente. La sua funzione era anche quella di deterrente: chi tentava la fuga o opponeva resistenza rischiava di essere giustiziato lì.
Le esecuzioni avvenivano pubblicamente e i prigionieri erano obbligati ad assistervi.

Camera a Gas e Crematorio
Il percorso ad Auschwitz I si conclude con l’unica camera a gas originale rimasta intatta. Si accede al locale in cui avvenivano le uccisioni, accanto al quale si trovano i forni crematori.
Alle vittime veniva detto che stavano entrando in una sala per la disinfezione. Sul soffitto sono ancora visibili le aperture da cui veniva introdotto lo Zyklon B.

Auschwitz II-Birkenau Camp
Auschwitz II-Birkenau rappresentava il principale centro di sterminio, progettato per l’uccisione su larga scala. L’immagine più riconoscibile è quella dei binari ferroviari, punto di arrivo dei convogli e luogo in cui avveniva la selezione dei prigionieri.
Una parte consistente dei deportati, circa il 70%, veniva indirizzata direttamente alle camere a gas senza essere registrata.

Prima della ritirata, i nazisti fecero saltare le camere a gas e i forni crematori per cancellare le prove del genocidio. Rimasero però visibili le baracche che servivano da dormitorio e quelle per i servizi.
I dormitori erano originariamente stalle per cavalli, con pareti molto sottili: durante l’inverno polacco, molti prigionieri morivano di freddo. Le baracche destinate ai servizi erano lunghe lastre di cemento con semplici buchi circolari, senza alcuna privacy, e i prigionieri potevano usarle solo due volte al giorno per pochi secondi.

Per concludere
Visitare Auschwitz non significa entrare in un luogo che trasmette serenità. Al contrario, è un’esperienza che mette a diretto contatto con il dolore e la sofferenza di chi è stato costretto a vivere e morire in questo luogo. È un’occasione per comprendere il passato e per ricordare, nella speranza che la memoria protegga l’umanità da eventi simili in futuro.

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